Educazione alla legalità, centralità della Costituzione

9 dicembre, 2013  |  PRIMO PIANO

di Vincenzo viola
  1. La libertà è il punto di partenza della costituzione: libertà di parola, libertà d’opinione, libertà di stampa (diffusione del proprio pensiero) libertà di ricerca e quella d’organizzazione. L’esercizio di queste libertà presuppone in ogni contesto, ma specialmente nella scuola, il libero pensiero, che non può essere prescritto da nessuna costituzione, ma è patrimonio inalienabile di civiltà. Ma non basta. La libertà indicata dalla Costituzione non è solo la propria libertà, ma è libertà di tutti, non è prevaricazione, ma responsabilità: è libertà attraverso le regole, che non la limitano, ma la potenziano perché la rendono patrimonio universale (patrimonio dell’uomo, non solo del cittadino).
  2. Così la libertà diventa seme dell’eguaglianza, l’altro grande valore della Costituzione (art. 2 e 3). Eguaglianza che non è appiattimento e men che meno sudditanza nei confronti di un unico padrone. Al contrario è valorizzazione delle differenze perché per realizzare il principio dell’eguaglianza la Costituzione impegna la Repubblica a rimuovere gli impedimenti che ostacolano il pieno dispiegarsi delle potenzialità di tutti e di ciascuno (“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…”). Questo compito è indicato in maniera specifica anche per quanto riguarda la scuola nell’art. 34, che inizia con l’affermazione che la scuola è aperta a tutti e continua indicando come la Repubblica debba rendere effettivo questo diritto.
  3. Il pieno dispiegarsi della libertà e la realizzazione del principio di eguaglianza sarebbero aspirazioni tra loro in conflitto se non fosse presente nella costituzione un terzo valore fondamentale, quello (oggi sempre più negato) del “dovere inderogabile della solidarietà politica, economica e sociale”. La solidarietà è ciò che rende coeso il corpo sociale perché è il rispetto dell’interesse generale come valore superiore all’interesse individuale, che non viene negato, ma che trova realizzazione corretta nell’interesse generale.  La solidarietà si esercita sia attraverso doveri istituzionali (pagare le tasse), sia attraverso forme spontanee di singoli o di gruppi.
  4. La mentalità mafiosa è l’alterazione patologica di questi tre valori fondamentali:
    • è il ritenersi liberi dalle regole dei corretti rapporti sociali, il sottrarsi alla legge dello Stato.
    • è l’imposizione della diseguaglianza, la negazione dei diritti dell’uomo e del cittadino.
    • è la trasformazione della solidarietà in cosche, omertà e complicità.
  5.  Una scuola che voglia formare alla cittadinanza attiva deve avere come punto di riferimento i valori della Costituzione ma non solo come affermazioni di principio. Infatti se la democrazia e la legalità non vengono messe in pratica non vivono e non possono essere trasmesse; se il rispetto delle persone, di tutte le persone, di qualsiasi provenienza, lingua e tradizione, non diventa il valore fondante della cittadinanza, l’educazione civica si rivela solo un arido elenco di norme; se le regole non vengono rispettate in primo luogo da chi ha il dovere di farle rispettare, le regole stesse diventano uno strumento di prevaricazione. Non basta, quindi,  insegnare gli articoli della Carta Costituzionale e le normative vigenti nei diversi ambiti dell’agire sociale. L’insegnamento della Costituzione implica  da parte di tutti e in ogni ambito della scuola l’attuazione dei principi costitutivi della cittadinanza:
    • Il rispetto della persona, di ogni persona, da parte di ciascuno (art. 2).
    • Il principio della solidarietà, che si traduce in effettivo diritto allo studio (art. 2).
    • L’uguaglianza dei diritti e dei doveri dei cittadini (art. 3).
    • L’ispirazione antifascista della costituzione, che significa libertà di parola, sviluppo del pensiero critico, rifiuto della prevaricazione e dell’autoritarismo.
  6.  Così la Costituzione, com’era nelle aspirazioni dei Costituenti, diventa fondamento della prassi didattica:
    • Il valore della libertà lo si attua insegnando a indagare, a non recepire nulla come dato statico, a comprendere che è essenziale imparare a porre domande a sé, agli altri, a ciò che si studia. Lo si insegna anche facendo capire che la libertà di parola e di pensiero procede di pari passo con l’assunzione della responsabilità di ciò che si pensa e si dice.
    • L’eguaglianza sta nel rispetto delle regole da parte di tutti, ma sta anche nella scelta trasparente e motivata di strumenti adatti per favorire il successo di ciascuno.
    • La solidarietà si realizza attraverso il riconoscimento del valore dell’errore come punto di partenza per mettere in atto attività che migliorino la preparazione. Se si spingono gli studenti a nascondere gli errori e le difficoltà si favorisce una “solidarietà” di tipo mafioso, che inficia alle radici tutto l’impegno educativo.







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