25 marzo – Oggi Libera compie 18 anni

25 marzo, 2013  |  DOCUMENTI

(di Francesca Rispoli)

18 anni di memoria e di impegno, di crescita collettiva, di unione di singoli, sigle, scuole, università.  18 anni di vicinanza ai familiari delle vittime e alle vittime, ai testimoni di giustizia, a chi quotidianamente facendo il proprio mestiere si oppone alle mafie e alle logiche mafiose, che si annidano in tutte le professioni e ad ogni latitudine. Ci sono tre donne che è importante ricordare in una giornata così. Sono tre madri, La prima è la madre di Antonio Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone, che ci ha affidato il bisogno di dare a ciascuno la dignità del suo nome. Soffriva Carmela, quando la memoria di Antonio, di Rocco e di Vito veniva liquidata con l’espressione “i ragazzi della scorta”.

“Perché” si chiedeva “il nome di mio figlio non lo dicono mai. E’ morto come gli altri”. Da lì, da questo bisogno, da questo grido di identità negata nasce il 21 marzo, Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Ogni anno una città diversa, ogni anno un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. La seconda è la madre di Roberto Antiochia, agente della Polizia di Stato che proteggeva il vice questore di Palermo Ninni Cassarà. Mori trucidato di colpi, nell’agosto dell’85, cercando di fare da scudo al “suo” questore. Saveria dopo quel lutto decise di impegnarsi, anche politicamente, per portare rinnovamento e azioni volte al ripristino della legalità. Poi a metà degli anni ’90 ha accompagnato la nascita di Libera ed è stata la prima a tessere pazientemente la rete tra i familiari delle vittime delle mafie, che oggi è forte e trasversale. La terza è la madre di Pierantonio Sandri, giovane scomparso a Niscemi nel 1995, a soli diciannove anni. Ninetta non si è data pace finché non ha avuto una tomba su cui piangere. Finalmente nel 2009, grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, sono stati ritrovati i resti di Pierantonio. Ninetta ha urlato più che ha potuto, fino alla morte, che suo figlio era vittima di un sistema omertoso, che per quindici anni non ha consentito di fare luce sul caso. Oggi queste madri si sono ricongiunte ai loro figli e a noi hanno lasciato un’eredità straordinaria, di forza, di impegno, di fame e sete di giustizia e verità.








Ti potrebbero interessare anche

  • Nessun articolo correlato

SEZIONI