Sergio Tramma, Legalità illegalità. Il confine pedagogico

22 marzo, 2013  |  RECENSIONI

edizioni  Laterza, Roma-Bari  2012, pagg. 153

L’avere scritto in copertina le parole ‘legalità’ e ‘illegalità’ senza alcuna congiunzione o segno di interpunzione che le separi e contrapponga indica chiaramente ciò che l’autore vuole argomentare: il confine tra legalità e illegalità a volte è difficile da individuare e da riconoscere.

Secondo il dizionario, la parola legalità significa ‘rispetto delle leggi e delle norme vigenti’; ma  Gherardo Colombo in Educare alla  legalità afferma che legalità significa ‘rispetto della legge vigente in un determinato territorio in un dato periodo storico.’Quindi il concetto di legalità si è modificato con il variare dell’organizzazione della società. Non c’è analisi sociologica che non denunci oggi come male cronico del nostro Paese la diffusione dell’illegalità, che cresce con la complicità di molti e può contare sulla rassegnazione di troppi. ‘La legalità esiste davvero solo se la responsabilità individuale si salda alla giustizia sociale’, afferma Don Ciotti. E Don Milani nella lettera ai giudici affermava con passione: ‘Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che dovranno tenere in tale onore le leggi da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate’.

Questa è la ‘legalità democratica’ propria della società ‘orizzontale’, una società in cui i cittadini sono consapevoli e capaci di far valere i propri diritti, indipendentemente dalla propria condizione economica e sociale.

Il libro di Sergio Tramma esamina i principi suesposti attraverso una particolareggiata analisi della società italiana e una denuncia acuta e incisiva. Viviamo in un contesto che promuove una vera e propria educazione alla illegalità, per imitazione, per  constatazione o per adeguamento. I modelli comportamentali diffusi dai mass media favoriscono l’evoluzione negativa della trasgressione adolescenziale, che può passare dalla ribellione alle regole familiari a comportamenti violenti, quali gravi atti di bullismo o violenze sulle donne. Molti giovani subiscono il fascino della illegalità criminale e della vera e propria educazione messa in atto dalle organizzazioni di stampo mafioso presenti in tutta Italia. In quel contesto i valori da rispettare sono chiarissimi: la fedeltà, il rispetto del capo e l’omertà; regole da non trasgredire, pena la morte. In cambio il giovane ottiene lo status di appartenente al gruppo, nonché denaro e potere.

Il pedagogista Tramma non si limita però alla denuncia, ma esamina con passione il che fare? ovvero come riuscire a cambiare, rinnovare, ricreare una società in cui si possa vivere da cittadini liberi e uguali. Soltanto la scuola può riuscirci, con la ricerca di un nuovo ‘confine pedagogico’. Non servono programmi di Educazione alla Legalità, che pure Tramma analizza a partire dalla famosa circolare ministeriale n. 302 del 1993, ma docenti che si assumano la responsabilità di una scelta intellettuale e civile. E’ opportuno che i ragazzi facciano“esperienza di democrazia, piuttosto che essere indottrinati con luoghi comuni sulla democrazia”, come dice Chomsky: la finalità più alta della scuola è l’educazione alla responsabilità, che favorisce un approccio critico ai concetti di illegalità e di legalità, “sottoponendo entrambe a un’analisi rigorosa delle loro ambivalenze, doppiezze, contraddizioni”.Soltanto con l’impegno consapevole degli educatori e degli educandi si potrà iniziare la formazione di un cittadino e di un uomo nuovo.

jolgar@fastwebnet.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 









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