Sui migranti – Dibattito a Sala Alessi di Milano il 9 aprile 2019

16 maggio, 2019  |  DOCUMENTI

Sala Alessi, 9 aprile 2019

Giovanna Procacci introduce:

Diceva il giudice Caponnetto:

“Legalità vuol dire rispetto della persona umana, chiunque sia, da qualunque posto venga. Abbiamo il dovere di dare accoglienza a questa gente che viene in Italia alla ricerca disperata di lavoro. Con un grosso rispetto. Porre la persona umana al centro dell’universo: Ecco quello che io credo essere il senso profondo della legalità”.

Era il 1998. I 20 anni che ci separano sono stati drammatici, in tanti sensi. Per le popolazioni del cd sud del mondo, travolte da disuguaglianze sempre più profonde, coinvolte in guerre e massacri, sopraffatte da cambiamenti climatici sempre più estremi. Ma drammatici anche per noi che in teoria avremmo dovuto accoglierli, l’Italia, l’Europa, il cd Occidente, e che invece sul rifiuto di quel dovere di accoglienza ci stiamo giocando secoli di civiltà giuridica, politica e culturale. Ed anche pezzi del nostro futuro, come la frammentazione attuale dell’UE dimostra, quell’UE che era nata proprio contro i razzismi e i genocidi, e che oggi si dilania in nome di nazionalismi e razzismi istituzionali.

Il razzismo istituzionale nei confronti dei migranti si è consolidato a partire dalla penalizzazione dell’immigrazione irregolare che ha portato ad una nuova figura: la persona illegale, invisibile, fuori legge in quanto persona. Il razzismo istituzionale è fatto di leggi discriminatorie, che hanno addirittura tramutato in reato il diritto di emigrare, ma anche di una miriade di pratiche amministrative persecutorie, che intenzionalmente infieriscono sulle condizioni di vita del migrante per renderle se possibile peggiori. Il trattamento dei migranti è oggi la violazione più drammatica del principio d’uguaglianza. Eppure sappiamo il nesso biunivoco che esiste fra uguaglianza giuridica e integrazione: nel senso comune, l’inferiorità dell’altro è sempre legittimata da una mancanza di diritti, da un’inferiorità giuridica. Così il razzismo istituzionale diseduca e spinge ad azioni razziste. Più che la causa, il razzismo è l’effetto della violazione dei diritti umani.

Il fine del razzismo istituzionale è la costruzione dello stereotipo: immigrato = delinquente; il rifiuto di aprire vie di accesso legali, l’abrogazione della protezione umanitaria, l’esclusione dagli Sprar, le difficoltà create contro l’iscrizione anagrafica, la chiusura dei corsi di lingua, e via declinando i contenuti della legge 132 detta legge salvini, sono funzionali a nutrire il razzismo “popolare”, nella misura in cui spingono gli immigrati nell’irregolarità (140.000), li consegnano al controllo delle mafie, accentuano esclusioni e violenze, in definitiva confermano lo stereotipo.

Le forme che questo processo ha preso nel nostro paese, le conosciamo purtroppo bene, dalla legge Bossi-Fini in un crescendo continuo di imbarbarimento fino alla legge salvini. Cui si è aggiunta negli ultimi anni la criminalizzazione del soccorso umanitario, che ha ormai preso la forma di una vera e propria guerra contro le ONG e ha ridotto il Mediterraneo al silenzio cimiteriale di oggi. Il tutto fuori da qualsiasi legittimità.

Infatti lo Special Rapporteur ONU sui diritti umani denuncia: Italia viola i diritti umani dei migranti, proprio quando l’Italia entra a far parte del Consiglio Diritti Umani per i prossimi 3 anni. L’abrogazione della protezione umanitaria, la destrutturazione del sistema di accoglienza, la criminalizzazione dei migranti, il razzismo, l’attacco diffamatorio a ONG e altri difensori dei diritti dei migranti, il rifiuto di sbarco alle navi che hanno eseguito soccorsi, costituiscono per il Rapporteur altrettante violazioni dei diritti umani: del diritto all’asilo e al soccorso, alla vita, alla protezione da tortura, schiavitù e discriminazione, alla presunzione d’innocenza, alla libertà di movimento e di domicilio, alla cittadinanza. In sostanza, l’accoglienza non è più riconosciuta come un diritto ma viene concessa, in via temporanea, e in modo discrezionale. La disinformazione sulla cd “invasione” va insieme con la confusione introdotta da norme incostituzionali, tweet tonanti, dichiarazioni continue, tutto sullo stesso piano. Come dire: regole inverosimili = nessuna regola = ampia discrezionalità. Così si può fare di tutto, sequestrare e sottrarsi all’indagine sul sequestro, scegliere chi far approdare e chi no. Mentre la Sea Eye è costretta ancora al largo perché “i porti sono chiusi”, a Santa Maria di Leuca 18 curdi approdano in barca a vela, scortati da un pattugliatore della guardia di finanza impegnato in Frontex e accolti da croce rossa e volontari e portati al centro di prima accoglienza di Otranto.

In questa situazione complessa e confusa, cercheremo con i nostri relatori di tracciare stasera un percorso di approfondimento, a partire 1) dai naufragi con il loro carico di morti, il cui numero purtroppo sappiamo continua ad aumentare, 2) dalle leggi internazionali e nazionali che agiscono sui migranti che cercano di raggiungere l’Europa, e 3) dai conflitti di ordine costituzionale ma anche culturale, di coscienza, che queste leggi provocano.

Perché, ricordiamolo sempre, un mondo aperto all’accoglienza non solo è possibile, ma è soprattutto più realistico delle chiusure attuali. In fondo, Riace che coniuga integrazione e sviluppo locale è sì un piccolo paese, ma è anche metafora di una politica che sappia cogliere nei diritti degli ultimi, o degli ultimi arrivati, la leva per un’espansione dei diritti di tutti.

 

I relatori

 

Cristina Cattaneo                         “Naufraghi senza volto”

Professore ordinario di Medicina legale all’Università degli studi di Milano, Dipartimento di Scienze biomediche per la salute, e direttrice del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense.

Ha pubblicato a fine 2018 per l’Editore Raffaello Cortina il volume Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo.

 

 

Armando Spataro             “Immigrazione fra diritti fondamentali e sicurezza”

Magistrato, ex procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino, ex procuratore aggiunto preso il Tribunale di Milano dove si è occupato di importanti indagini di mafia e di terrorismo internazionale. Da poco in pensione.

 

 

Leoluca Orlando               “Io sono persona: l’esperienza palermitana”

Avvocato, rieletto Sindaco di Palermo nel 2017, dal 2016 è anche Sindaco della città metropolitana di Palermo. Nel 2015 ha promosso un importante patto fra città sui diritti dei migranti, la Carta di Palermo, sottoscritta da molte grandi città italiane ed europee.








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