L’importanza delle autonomie locali

20 giugno, 2016  |  PRIMO PIANO

In questi giorni di difficili ballottaggi viene spontaneo parlare di autonomie locali e di decentramento e scoprire che nella Costituzione tali aspetti dell’organizzazione della Repubblica  sono posti tra i Principi Fondamentali, quelli, per intenderci, non modificabili. Infatti l’art. 5 afferma senza possibilità di equivoci che

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

Si osservi come i tre passaggi che costituiscono l’articolo configurino lo Stato “al servizio” delle autonomie, non il contrario. Ciò probabilmente deriva, nelle motivazioni dei Costituenti, oltre che da timori verso lo Stato accentratore anche da considerazioni sulla tradizione autonomistica e sull’importanza dell’autogoverno locale nella storia d’Italia (talvolta conoscere la storia non è proprio male…), ma soprattutto, penso, dalla convinzione che è proprio a livello di autonomie locali che nasce la democrazia, perché è qui che il cittadino può decidere più consapevolmente.

Dalla stesura di questo articolo sono passati settant’anni, ma oggi ancor più si può vedere l’importanza delle autonomie locali in relazione al grado di salute della società italiana sia per migliorare le condizioni di vita, corrose dalla solitudine, sia nella lotta alla corruzione.

La solitudine è il tarlo che sta consumando le nostre città, la nostra società. La solitudine non riguarda solo frange emarginate, non riguarda solo chi la subisce, ma riguarda anche chi la produce, colpisce tutti. La solitudine non è solo essere soli, ma è pensarsi soli. È rompere dentro di sé il vincolo con gli altri, ciò che rende l’uomo, come dice Dante, “animale compagnevole”.

Se vince il senso di solitudine ciascuno diventa al tempo stesso timoroso ed aggressivo e nella società si generano quelle ondate di odio e di paura che stanno travolgendo il nostro mondo. Il contrario della solitudine non è il numero, ma è la solidarietà, uno dei capisaldi della Costituzione, e creare ambiti e momenti solidali è un compito così importante che lo Stato deve provvedere ad adeguare “i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento” e sostenere in questa direzione (non tagliare a ogni piè sospinto!) le azioni dei soggetti del decentramento amministrativo.

Ma in questi anni di fuga dalla solidarietà non è cresciuta solo a dismisura la solitudine, ma anche, ad essa connessa, il cancro della corruzione e qui viviamo il paradosso che il livello del decentramento amministrativo è quello più esposto alle infiltrazioni corruttive e malavitose, ma è anche quello indispensabile per una lotta effettiva al malaffare.

È di questi giorni la polemica tra Davigo e Cantone se sia più utile, per battere la corruzione, infiltrare agenti sotto copertura nelle cosche o stabilire e far osservare codici di comportamento adeguati. Non voglio entrare nella polemica, ma certamente è indispensabile, oltre a investigatori e magistrati, un’educazione e una mobilitazione permanente dei cittadini nel controllo dei comportamenti a livello di base (come diceva F. Durrenmatt “ciò che riguarda tutti può essere risolto solo da tutti”), avendo ben presente anche che il politico o aspirante tale che fa promesse iperboliche e miracolose, per mantenere successivamente il consenso è esposto più di altri a farsi coinvolgere in atti di corruzione negli appalti, nei concorsi, nella gestione quotidiana dell’amministrazione.

Vincenzo Viola








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