La povertà educativa

18 maggio, 2016  |  PRIMO PIANO

Una delle ingiustizie peggiori della società italiana, che affligge milioni di bambini e adolescenti e li espone a tutte le storture ed emarginazioni sociali, è la povertà educativa.

Secondo l’ultimo rapporto di Save the Children, “quasi il 25% dei quindicenni è sotto la soglia minima di competenze in matematica e quasi 1 su 5 in lettura, percentuale che raggiunge rispettivamente il 36% e il 29% fra gli adolescenti che vivono in famiglie con un basso livello socio-economico e culturale: povertà economica e povertà educativa, infatti, si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione.

D’altra parte, notevoli sono le carenze di servizi e opportunità formative scolastiche ed extrascolastiche:  solo il 14% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, il 68% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il 64% dei minori non accede ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali, con punte estreme in Campania (84%), Sicilia (79%) e Calabria (78%). In particolare, il 48,4% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, il 69,4% non ha visitato un sito archeologico e il 55,2% un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva.”.

Questa situazione mette in seria discussione non solo le condizioni di vita di un’intera generazione, ma anche il futuro dell’intero Paese, perché la povertà educativa ben difficilmente viene superata nel corso degli anni, anzi tende a diffondersi e riprodursi come una grave malattia infettiva.

Se ad essere più coinvolte sono le regioni del Meridione, in cui è più forte la disoccupazione e il lavoro nero e la criminalità organizzata, che prospera nell’inadeguatezza delle strutture formative e specificatamente scolastiche, il fenomeno non è per niente assente anche nelle periferie delle grandi città: in entrambi questi ambiti critici la povertà educativa va contrastata con decisione ed efficacia, con mezzi adeguati e strategie di lungo periodo. Infatti il contrasto alla mancanza di formazione è oggi la vera educazione alla cittadinanza e alla legalità; assegnare adeguate risorse alla preparazione culturale e professionale di tutti i giovani è un atto di difesa e di sviluppo della democrazia e l’applicazione reale dell’art. 4 della Costituzione, che dice:

“La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.”

Quest’anno il Governo per contrastare questo dramma ha stanziato, con la partecipazione delle fondazioni bancarie, ben 400 milioni di euro per il prossimo triennio… Con Dante potremmo dire che “è tanto che non basta a dicer poco.”, ma, suvvia, speriamo che sia almeno una prima presa di coscienza della centralità di questo problema e che altre e più consistenti risorse vi siano destinate e vengano indirizzate nei giusti canali.

Nostro compito come Associazione SAO che opera principalmente nelle scuole e con gli Enti Locali è diffondere la consapevolezza che ogni abbandono della scuola, ogni ragazzo lasciato nella palude dell’ignoranza è un’offesa ai diritti dell’uomo e un limite grave alla sovranità popolare, proclamata con chiarezza dall’art. 1 della Costituzione.

Vincenzo Viola








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