Elezioni amministrative: le forze politiche scelgano con responsabilità i candidati. Lo chiede Rosy Bindi, presidente Commissione Parlamentare antimafia

18 maggio, 2016  |  PRIMO PIANO

In vista della tornata di elezioni comunali del prossimo 5 giugno si è ritenuto necessario predisporre una Relazione a carattere generale sulla trasparenza delle candidature e l’efficacia dei controlli per prevenire l’infiltrazione mafiosa negli enti locali in occasione delle elezioni amministrative. Vogliamo lanciare un vero allarme, perché le amministrazioni locali sono il primo varco di penetrazione delle mafie nella politica e nella pubblica amministrazione.

La situazione dei Comuni sciolti per mafia, dei Comuni sotto monitoraggio e dei Comuni che hanno avuto commissioni di accesso, vede un aumento quantitativo e una reiterata criticità in alcune realtà, ma ha visto anche crescere le dimensioni e l’importanza delle amministrazioni che sono state sottoposte a commissioni di accesso o addirittura scioglimento.

Complessivamente, nel quinquennio 2011-2015 gli enti sciolti per mafia e in gestione commissariale sono stati, in base ai dati forniti dal Ministero dell’Interno, 20 unità nel 2011, per una popolazione complessiva di 152.000 abitanti; 37 unità nel 2012, per una popolazione complessiva di 546.000 abitanti; 45 unità nel 2013, per una popolazione complessiva di quasi 800.000 abitanti; 51 unità nel 2014, per una popolazione complessiva di 850.000 abitanti; 33 unità nel 2015, per una popolazione complessiva di circa 700.000 abitanti.

Segnaliamo al Parlamento e al Governo la carenza degli strumenti, da parte dello Stato, per controllare l’applicazione delle leggi che si è dato, in particolare della legge Severino: il casellario giudiziario nazionale non viene mai aggiornato e manca quello dei carichi pendenti. Non esiste infine una banca dati unica di candidati e di eletti. Sostanzialmente, c’è una totale non conoscenza del personale politico di questo Paese.

Ricordo anche il poco tempo a disposizione delle Commissioni elettorali che, peraltro, per le elezioni amministrative non sono neppure integrate da magistrati, per valutare l’autocertificazione. Quarantotto ore sono assolutamente insufficienti.

In questa tornata elettorale vanno al voto circa 1.400 comuni, con un numero di candidati che verosimilmente supererà i 150.000.

Intendiamo ribadire alle forze politiche, ai partiti e a tutti i candidati sindaci la necessità di dotarsi loro stessi di strumenti per fare la prima verifica. La Commissione non dà patenti di candidabilità a nessuno; è solo tenuta a fornire un’informazione ai parlamentari e ai cittadini. Sono le forze politiche che devono darsi codici etici e strumenti per la selezione della classe dirigente, soprattutto quando si vanno a ricoprire incarichi istituzionali e amministrativi in istituzioni così esposte come i Comuni.

Riteniamo che le norme riguardanti la candidabilità nei Comuni sciolti per mafia debbano essere in qualche modo più rigorose; così come riteniamo che debbano essere inasprite le pene per il reato di scambio elettorale sia mafioso che ordinario.

Le mafie rappresentano un vero e proprio attentato nei confronti della democrazia e della qualità della vita democratica di un Paese.

È quindi molto importante che, nel momento in cui si va al voto, vi sia un maggiore senso di responsabilità da parte di tutti, dei partiti e di tutte le Istituzioni.

Fonte: Avviso Pubblico, abstract dal resoconto stenografico della seduta della Commissione parlamentare antimafia del 27 aprile.









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