Sul sovraffollamento delle carceri

17 novembre, 2013  |  DOCUMENTI

 I MAGISTRATI DI Area SUL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI

            La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha accertato che nel nostro paese le persone detenute sono sottoposte a un trattamento inumano a causa del sovraffollamento delle carceri. La Corte ha ragione, è noto a tutti e lo ha amaramente ammesso, per tutti, il Capo dello Stato.

Le ragioni del sovraffollamento consistono, come rileva la Corte sulla scorta delle indagini e delle raccomandazioni degli organi del Consiglio d’Europa, nel ricorso eccessivo alla sanzione penale detentiva e alla custodia cautelare in carcere e non – o comunque non soltanto – nella scarsezza di istituti penitenziari.

Area intende offrire il suo contributo attraverso un sereno esame delle statistiche della popolazione carceraria, dell’efficacia di eventuali provvedimenti clemenziali, dei rimedi per una pronta soluzione del sovraffollamento.

            Per realizzare un sistema di repressione penale realmente fondato sul principio di offensività, occorre procedere alla revisione del sistema sanzionatorio penale nella prospettiva del “diritto penale minimo”. Occorre depenalizzare le fattispecie bagatellari, evitare di procedere nei confronti di cittadini che, non essendo mai stati compiutamente generalizzati, rimarrebbero fantasmi nei cui confronti la pena non sarà mai eseguita, estendere anche al processo a carico dei maggiorenni le formule del proscioglimento per irrilevanza del fatto, che consente al giudice del caso concreto di verificare la reale offensività delle condotte ascritte all’imputato, e dell’estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova. Si tratta di soluzioni necessarie ma che, non ci si può fare illusioni, non possono essere approvate in tempi brevi e soprattutto necessitano di ingenti investimenti finanziari e di personale umano. In particolare, la messa alla prova, così come insegna l’esperienza penale minorile, funziona solo se le amministrazioni locali ed il “privato sociale” offrono idonei percorsi per l’emenda del reo, tramite la riconciliazione con la persona offesa, lavori socialmente utili, volontariato. In anni di tagli ai bilanci pubblici, si deve tenere conto anche di tale profilo per evitare che un istituto dalle così tante potenzialità venga svilito e reso del tutto inutile. Si deve, invece, investire nell’esecuzione penale esterna ed in tutte le attività che attuino il finalismo rieducativo della pena.

Tutti questi interventi renderanno meglio gestibili i “numeri” del processo penale italiano, consentiranno di utilizzare al meglio le risorse a disposizione, eviteranno il collasso del sistema penalprocessuale.

            Ma questi interventi, dei quali continuiamo a chiedere a gran voce l’attuazione, non serviranno a diminuire il numero dei ristretti in Italia ed a restituire loro la dignità che chiunque merita.

            Lo dicono i  numeri che il Ministero della Giustizia ha comunicato al Parlamento.

Il totale dei detenuti è 64.564 (al 14.10.2013), di cui 38.625 definitivi e 24.744 in custodia cautelare (12.348 in attesa del primo giudizio).

            23.094 sono detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti (14.378 definitivi, 8.657 in custodia, 59 internati). Di questi circa 19.000 hanno l’art. 73 dpr 309/90 (detenzione a fine di cessione di sostanza stupefacente) come reato più grave.

9.473 sono detenuti per rapina (5.801 definitivi , 3564 in custodia, 108 internati).

9.077 sono detenuti per omicidio (6049 definitivi e 2792 in custodia, 236 internati).

4.238 sono detenuti per estorsione (2180 definitivi, 1982 in custodia).

3.853 sono detenuti per furto (1.952 definitivi, 1824 in custodia, 77 internati).

2.755 sono detenuti per violenza sessuale (2001 definitivi, 709 in custodia, 45 internati).

2.732 sono detenuti per ricettazione (1.897 definitivi, 809 in custodia, 26 internati).

1424 sono detenuti per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Insomma,  almeno per quanto riguarda chi si trova in carcere, il diritto penale minimo è già una realtà. Non vi è traccia in carcere delle distorsioni del pan-penalismo, che invece riempie le aule di giustizia. Si sta in carcere per pochi reati e, soprattutto, per quelli “classici”.

            Interessante notare che sui 38mila circa condannati, 23.000 hanno una pena residua inferiore ai tre anni (quasi 18mila meno di 2 anni), quindi tale da potere accedere ad una misura alternativa alla detenzione, che evidentemente non viene concessa per mancanza delle condizioni. Scarso è anche il ricorso alle misure alternative per i tossico-dipendenti.
Nel 2006 con l’indulto sono usciti dal carcere 26mila detenuti.  Ma nel 2009 la popolazione detenuta è tornata a 69mila unità.

            Infatti, nei due anni successivi all’indulto del 2006 sono entrate circa 90mila persone l’anno, mentre l’anno scorso sono entrate 63mila persone.

            In questo quadro un provvedimento di indulto generalizzato è, per quanto riguarda la situazione carceraria, sostanzialmente inutile, mentre per quanto riguarda il funzionamento del sistema penale è estremamente dannoso.

            E’ inutile per il sistema carcere, perché il dato della popolazione carceraria e degli ingressi è strutturale da oltre un ventennio. L’indulto ha un effetto di “svuotamento” di cortissimo respiro, perché le persone ritornano in breve tempo in carcere.

E’ dannoso per il sistema penale, perché accentua la distanza tra coloro che subiscono una pena effettiva (gli autori dei pochi  reati indicati sopra nei cui confronti l’indulto significa una riduzione di pena) e le centinaia di migliaia di imputati, che non hanno visto e non vedranno mai il carcere, ma che hanno commesso reati, anche gravi. Nei confronti di costoro, infatti, l’indulto ha effetti tombali: tutte le bancarotte. le corruzioni, le concussioni, le truffe, i reati in materia ambientale, gli omicidi sul lavoro  non sarebbero mai puniti. Insomma l’indulto beneficerebbe costoro e non gli autori dei reati “classici”: il carattere classista del nostro sistema penale sarebbe moltiplicato e non ridotto da un provvedimenti di clemenza di carattere generale.

            La drammatica situazione delle carceri italiane impone, però, di assumersi la responsabilità di una scelta. La osservazione dei numeri richiamati sopra indica con chiarezza la strada da percorrere. Sono 23mila i soggetti detenuti per reati in materia stupefacenti. E’ un dato che registra in maniera incontrovertibile il fallimento delle politiche puramente repressive in materia di stupefacenti e che sono la causa principale, se non esclusiva, del sovraffollamento. Infatti la crescita della popolazione detenuta è cominciata subito dopo la riforma del 1990 in materia di stupefacenti. Soprattutto dopo la riforma Fini Giovanardi, ogni giorno vediamo gli effetti distorti di una  legge assurda, ideologica, del tutto asimetrica (quanto a entità della pena) rispetto agli altri reati, tale che si rischiano anche condanne ad anni di carcere per la cessione di una dose di hashish.

            E allora, suggeriamo alcuni punti di partenza per una riforma strutturale:

1.     modificazione dell’art.73 dpr 309/90, con la previsione di una autonoma figura di reato per l’ipotesi di cui al 5 comma con pena massima di tre anni e senza facoltà di arresto (e dunque senza il famigerato effetto “porte girevoli” causato dagli arrestati che, dopo la convalida ed il patteggiamento, vengono liberati);

2.     abrogazione del secondo periodo del comma 5 dell’art.391 cpp che consente di applicare, in caso di arresto, la misura custodiale per reati che non la consentirebbero (con conseguente riduzione dei detenuti cautelari).

Probabilmente l’indulto sarà inevitabile: ma chiediamo che sia calibrato escludendo alcune fattispecie che la pubblica opinione avverte come intollerabili (corruzione, concussione, reati tributari, reati ambientali, reati in tema di sicurezza dei luoghi di lavoro) e soprattutto che non si dimentichi la ben più urgente necessità di altri interventi che, nel tempo, facciano calare in modo strutturale gli ingressi.

il Coordinamento di Area

 








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