Con i loro occhi – L’immaginario mafioso tra i giovani

22 marzo, 2013  |  RECENSIONI

Ricerca a cura di Francesca della Ratta, Ludovica Ioppolo e Giuseppe Ricotta – Quaderni di Libera con Narcomafie

recensione di Lara Ramazzotti per Omicronweb

In questo periodo Libera sta promuovendo una indagine sulla percezione del fenomeno mafioso tra gli studenti delle scuole superiori del Piemonte. Il progetto nel quale va inquadrata questa iniziativa è stato avviato dalla stessa associazione nel 2009 con lo scopo di ricostruire quale sia, al giorno d’oggi, l’immaginario mafioso diffuso tra i giovani. Per farlo, il team di Libera ha creato un form da distribuire nelle classi composto sia da quesiti che fanno parte di questionari già esistenti sui temi della partecipazione giovanile e della conoscenza della mafia (come per esempio quello distribuito ogni anno nelle scuole siciliane dal Centro Studi Pio La Torre), sia da domande formulate ad hoc per approfondire alcuni aspetti ritenuti particolarmente interessanti.

Più nel dettaglio, il questionario si compone di quesiti di portata generale sul tema della mafia, ma non solo: di volta in volta indaga fino a che punto gli studenti la ritengano un problema grave o no, vicino o lontano dalla loro realtà, che li riguarda direttamente o indirettamente o che addirittura non li riguarderà mai; cosa essi conoscano effettivamente della storia mafiosa del nostro Paese, e in particolare quali eminenti personaggi della mafia o dell’antimafia e quali celebri avvenimenti verificatesi nel loro territorio di appartenenza; da dove essi ricavino informazioni sui fenomeni mafiosi (su quali mezzi di comunicazione, o anche in ambiente scolastico, e così via); quale sia la loro percezione sul grado di sicurezza del luogo in cui vivono; quale sia il loro personale livello di partecipazione socio-politica.

Nell’anno 2010 è così cominciata la somministrazione dei questionari agli studenti del triennio superiore in Toscana, seguiti poi da quelli di Lazio (2011) e Liguria (2012): non a caso, tutti ambiti regionali dove la presenza delle organizzazioni di stampo mafioso è meno visibile e pervasiva che in altre zone del Paese. L’ipotesi di ricerca è che la formazione e la consapevolezza che derivano dall’aver approfondito tematiche di mafia condizionino i comportamenti dei giovani (e, mutatis mutandis, di qualunque cittadino) più di quanto possano fare le condizioni socio-culturali di partenza. Come a chiedersi: davvero l’educazione alla legalità e la trasmissione di una cultura dell’antimafia sono le armi che più vanno affinate nel caso in cui si vogliano sconfiggere Cosa Nostra, camorra e ‘ndrangheta?

In effetti, i risultati delle tre indagini svolte fino a qui (illustrati in “Con i loro occhi. Immaginario mafioso tra i giovani”, uno dei “Quaderni di Libera con Narcomafie”, pubblicato nel 2012 da Edizioni Gruppo Abele) confermano proprio questo: i ragazzi più informati sono più consapevoli dell’importanza di un atteggiamento di responsabilità collettiva piuttosto che di delega, in quanto la conoscenza dei fenomeni stimola la messa in campo di atteggiamenti di contrasto e di partecipazione attiva. In questo senso, i gap conoscitivi che pure sono stati riscontrati su molti degli studenti partecipanti obbligano a ripensare lo sforzo formativo sui temi della legalità e dell’antimafia sociale – insomma a ristrutturarlo, su basi più sistematiche.

La replica “piemontese” dell’indagine (sulla base di un questionario quasi identico a quelli degli anni passati) – attualmente in corso – potrà confermare queste intuizioni, e magari fornire nuovo materiale su cui riflettere, a tre anni di distanza dai primi risultati e in un contesto sociale da certi punti di vista molto mutato pur in un lasso di tempo relativamente breve.








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