21 marzo: Giuliano Turone e la visione del film “Un eroe borghese”

21 marzo, 2012  |  DOCUMENTI

Questo il testo del discorso pronunciato dall’ex-magistrato Giuliano Turone agli studenti lombardi come introduzione alla visione del film “Un eroe borghese”, che si è tenuta all’Auditorium Gaber della Regione Lombardia il 21 marzo. All’evento ha partecipato Francesca Ambrosoli.  Mistero su chi non ha voluto che ci fosse Umberto Ambrosoli, visto che l’Ufficio di Presidenza nega tale responsabilità. Comunque va sottolineata la positività della manifestazione: è la prima volta che la Regione Lombardia ricorda le vittime delle mafie.
Ecco il discorso di Giuliano Turone:

Voi state per vedere un film che non ha nulla della fiction. La storia che seguirete è una storia assolutamente fedele ai fatti che si sono succeduti in questa nostra città tra gli ultimi mesi del 1974 e l’estate del 1979, quando il protagonista della storia, Giorgio Ambrosoli, verrà assassinato da un killer prezzolato.

L’argomento centrale del film è il lavoro svolto da Giorgio Ambrosoli nell’interesse della società e nella prospettiva di una società più rispettosa delle regole e, quindi, più giusta: il lavoro svolto da lui come liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona.

Appena insediato nella sua carica, Ambrosoli inizia subito a studiare montagne di carte, per ricostruire precisamente le operazioni della banca sindoniana dissestata. E’ affiancato da pochi collaboratori, tra cui il maresciallo Silvio Novembre, che diventerà il suo collaboratore più prezioso.

Si tratta di un’analisi certosina di un’enorme documentazione, portata avanti non solo per individuare le operazioni illegittime compiute dalla banca di Sindona (che avevano condotto la banca al dissesto), ma anche per recuperare e restituire alla collettività ciò che era stato portato via illegalmente dalle casse della banca.

Ma presto Giorgio Ambrosoli si rende conto che in realtà c’è in giro molta gente, tra l’altro molto potente, che preferirebbe una liquidazione meno ambiziosa, limitata alla semplice distribuzione del denaro rimasto.

Ben presto, quindi, Ambrosoli sente di essere isolato rispetto a un potere politico del quale constata i rapporti, per lo meno pregressi, con il bancarottiere.

I rischi che Ambrosoli sta correndo per il fatto di svolgere il suo lavoro con tanta precisione e tanta passione si fanno via via evidenti. Pressioni, minacce più o meno larvate… L’entourage di Sindona cerca invano di far passare dei piani di salvataggio della banca dissestata (piani fasulli, che farebbero sostanzialmente pesare sui contribuenti i costi della voragine contabile), ma si scontra contro l’opposizione di Ambrosoli e degli uomini della Banca d’Italia, Baffi, Sarcinelli, sostanzialmente gli unici che affiancano Ambrosoli in questa difficile battaglia.

Nonostante tutto, il lavoro di Ambrosoli prosegue indefessamente, tra enormi difficoltà. E alla fine del 1975, Ambrosoli riesce ad aggirare il segreto bancario e a mettere a segno un risultato eccezionale a vantaggio della liquidazione. Scopre che in una banca di Ginevra ci sono in deposito tutte le azioni, intestate alla banca di Sindona, di una certa società Fasco, di Vaduz, Liechtenstein.

Si tratta della holding estera di Sindona, la scatola cinese più grande che contiene tutto il resto, il cavallo di troia per scoprire tutti i segreti di Sindona e della finanza d’avventura che fa capo a lui, fortemente legata al sistema di potere occulto P2, oltre che a certi settori del potere ufficiale.

Giorgio Ambrosoli, forte della sua qualità di commissario liquidatore BPI che lo rende azionista di maggioranza della Fasco, agisce immediatamente e con la massima decisione, e riesce a entrare in possesso di quelle azioni e quindi a scoprire tutti quei segreti.

Non gliela perdoneranno mai. E in particolare non gliela perdonerà Michele Sindona.

Dapprima inizia una lunga serie di pressioni e di minacce sempre più preoccupanti. Nel film voi sentirete le telefonate minatorie fatte da un interlocutore mafioso: sono le registrazioni autentiche, non sono una ricostruzione cinematografica.

Nel film vedrete anche un bambino, il più piccolo del film, il figlio di Giorgio Ambrosoli, Umberto Ambrosoli, che casualmente, nel gennaio del 79, aveva sentito la registrazione della minaccia più tremenda, quella che annunciava ad Ambrosoli che sarebbe stato ucciso. A quell’epoca il piccolo Umberto aveva circa 8 anni. Oggi ne ha 40 e da tempo condivide in scuole e incontri pubblici la storia della quale è stato testimone. Vi consiglio, e consiglio ai vostri docenti, di invitare Umberto Ambrosoli nella vostra scuola e di farvi raccontare da lui e di commentare con lui quell’episodio.

Poi, alla fine, nel luglio 79, è intervenuto il killer prezzolato, che su incarico di Sindona ha ucciso Giorgio Ambrosoli: 11 luglio 1979.

Sono passati più di trent’anni e molte cose sono accadute in Italia e nel mondo. Ma l’Italia, purtroppo, è ancora ai primissimi posti in Europa per corruzione, trame oscure e strapotere delle varie mafie e camorre.

Come si spiega tutto questo? Tempo fa un sociologo di area cattolica, Vito Mancuso, ha tentato una spiegazione: In Italia manca una religione ‘civile’, capace di legare responsabilmente l’individuo alla società; manca, cioè, all’interno della coscienza comune, un’idea superiore rispetto all’Io e ai suoi interessi particolari.

Questa considerazione riporta alla mente le parole scritte da Giorgio Ambrosoli, in un’ormai famosa e accorata lettera-testamento diretta alla moglie:

Anna carissima, è indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico. A quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non di un partito, e ho sempre operato solo nell’interesse del Paese, creandomi ovviamente solo nemici.

Queste parole di Giorgio Ambrosoli sono un suo lascito prezioso, che oltre a denotare la sua forte “religione civile” ci può aiutare a distinguere la “Politica” con la “p” maiuscola, fatta da tutti coloro che si mettono al servizio delle istituzioni e dell’interesse comune, dalla politica senza “p” maiuscola, svolta da chi si serve invece delle istituzioni per i suoi interessi particolari.

E con questo vi lascio, augurandovi buona visione e buone riflessioni.








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