Contro la violenza alle donne

8 marzo, 2012  |  DOCUMENTI

l’Italia non ha ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica;

Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00550

Atto n. 1-00550, Pubblicato il 7 febbraio 2012, Seduta n. 670

Il Senato, preso atto che:

l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha approvato all’unanimità la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica (risoluzione 1861);

l’Italia non ha ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica;

l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha sottolineato che: la violenza sulla donne costituisce un reato grave, una forma di discriminazione e una violazione dei diritti umani che incide pesantemente sul godimento di altri diritti umani o lo rende impossibile, cosicché la parità di opportunità tra donne e uomini non può essere realizzata; la Convenzione rappresenta il più completo tra gli strumenti vincolanti esistenti nel proporre un inquadramento esaustivo teso a prevenire la violenza sulla donne, proteggere le vittime, perseguire i perpetratori e definire una vasta gamma di provvedimenti per affrontare tale flagello in tutta la sua complessità; la Convenzione esorta ad un cambio di mentalità in seno alla società per estirpare i pregiudizi fondati sulla cosiddetta “inferiorità” delle donne o sui ruoli stereotipati attribuiti a donne e uomini. La Convenzione afferma che spetta agli Stati prevenire, fermare e sanzionare la violenza sulle donne, sia domestica sia esterna, e che nessun argomento di natura culturale, storica o religiosa può essere addotto per giustificare o scusare la violenza verso le donne; la Convenzione rappresenta uno strumento giuridico che stabilisce norme esigenti e avanzate, il suo approccio è incentrato sulle vittime, prevede l’obbligo di penalizzazione, efficienza investigativa e procedimentale nei confronti delle forme di violenza contemplate dalla Convenzione stessa e meccanismi di monitoraggio forte, indipendente ed innovativo; la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica può essere lo strumento per salvare e cambiare le vite di milioni di vittime e dare un contributo concreto al miglioramento del rispetto dei diritti umani e dello status delle donne, in Italia ed in Europa;

affinché ciò accada, tuttavia, la Convenzione dovrà essere firmata e ratificata da un numero di Stati membri del Consiglio d’Europa sufficiente a consentirne l’entrata in vigore; occorrerà inoltre che il maggior numero possibile di Stati la firmi e la ratifichi, per l’applicazione effettiva;

gli altri Stati membri del Consiglio d’Europa che hanno già firmato la convenzione (Austria, “ex Repubblica jugoslava di Macedonia”, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Lussemburgo, Montenegro, Norvegia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Turchia e Ucraina) sono invitati ad accelerare l’adozione di provvedimenti, richiedendo se necessario il sostegno e le competenze del Consiglio d’Europa, per adeguare la propria legislazione nazionale alla Convenzione e accelerare il processo di ratifica;

l’Assemblea esorta inoltre gli Stati membri del Consiglio d’Europa che ancora non hanno firmato la Convenzione a farlo e a procedere rapidamente alla sua ratifica;

l’Assemblea invita inoltre gli Stati membri del Consiglio d’Europa a: 1) astenersi dal formulare riserve alla Convenzione; 2) applicare la Convenzione non solo alle donne, ma anche alle altre vittime di violenza domestica come consentito dall’art. 2.2; 3) organizzare campagne di sensibilizzazione per promuovere la conoscenza del fenomeno della violenza sulle donne in tutti gli ambiti della società; 4) sostenere attività volte a far conoscere la Convenzione, anche assicurandone la traduzione nelle lingue nazionali; 5) contribuire su base volontaria al sostegno delle attività intraprese dal Consiglio d’Europa per promuovere la Convenzione e facilitarne la firma e la ratifica;

per quanto attiene al potenziale impatto della Convenzione al di là degli Stati membri del Consiglio d’Europa, l’Assemblea: 1) incoraggia UN Women e l’Unione interparlamentare, considerata la loro risonanza globale e il loro impegno nell’eliminazione della violenza sulle donne, a promuovere la Convenzione sia come strumento cui possono aderire anche Stati non membri del Consiglio d’Europa, sia come fonte d’ispirazione per il rafforzamento dei quadri giuridici nazionali nel campo della violenza sulle donne; 2) incoraggia le altre Assemblee parlamentari regionali ad adottare una posizione analoga; 3) invita gli Stati osservatori del Consiglio d’Europa e l’Unione europea a firmare e ratificare la Convenzione; 4) incoraggia i Parlamenti beneficiari dello status di partner per la democrazia a promuovere l’adesione alla Convenzione presso i rispettivi Stati;

l’Assemblea invita i Parlamenti degli Stati membri del Consiglio d’Europa a: 1) incitare i rispettivi Governi a firmare la Convenzione; 2) organizzare e promuovere dibattiti e audizioni parlamentari sulla Convenzione; 3) svolgere un ruolo di stimolo nell’ambito del processo di ratifica; 4) promuovere e condurre attività di sensibilizzazione alla Convenzione presso il grande pubblico, gli operatori professionali, le organizzazioni non governative e la società civile;

per quanto attiene alla propria attività, l’Assemblea: 1) decide di estendere la rete dei parlamentari di contatto impegnati nella lotta alla violenza sulle donne ai parlamentari di contatto nominati dai Parlamenti beneficiari dello status di partner per la democrazia; 2) ritiene che un relatore generale per la violenza sulle donne potrebbe assicurare la rappresentanza esterna dell’Assemblea in tale ambito, fare il punto sui progressi al riguardo e riferire poi all’Assemblea. Tale relatore generale dovrebbe inoltre assicurare il coordinamento della rete dei parlamentari di contatto impegnati nella lotta alla violenza sulle donne;

infine, l’Assemblea esorta il Segretario generale del Consiglio d’Europa a nominare un Inviato speciale del Consiglio d’Europa per la parità donna-uomo, allo scopo di continuare a imprimere un impulso politico all’attività del Consiglio d’Europa in tale ambito, assicurare la visibilità dell’Organizzazione ai massimi livelli politici e rappresentarla presso i pertinenti interlocutori esterni di alto livello,

impegna il Governo a dare attuazione alle predette disposizioni e a presentare il disegno di legge di ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e la violenza domestica.

CARLONI , CHITI , FINOCCHIARO , ADAMO , ANTEZZA , AMATI , ARMATO , BASTICO , BASSOLI , BERTUZZI , BLAZINA , BIONDELLI , CHIAROMONTE , DONAGGIO , DELLA MONICA , FIORONI , FONTANA , FRANCO Vittoria , GARAVAGLIA Mariapia , GHEDINI , GRANAIOLA , INCOSTANTE , LEDDI , MARINARO , MAZZUCONI , NEGRI , PIGNEDOLI , SERAFINI Anna Maria , SOLIANI , GIARETTA , MARCENARO , ANDRIA , CECCANTI , VIMERCATI , BUBBICO , PEGORER , MUSI , TONINI , MORANDO , DEL VECCHIO , MARITATI , ASTORE , MARCUCCI , PROCACCI , FOLLINI , GALPERTI








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