In ricordo del prof. Vittorio Grevi

13 ottobre, 2011  |  PRIMO PIANO

(…) Forse questa serata non rappresenta l’occasione più adatta per ricordarla e per parlare di lei perché, dopo tutto, già illustri e autorevoli personalità hanno espresso tutto il loro rammarico ed il loro dolore per la sua assenza durante le varie iniziative promosse in suo ricordo; sembrerebbe allora inopportuno e quasi presuntuoso volerci arrogare lo stesso ruolo spettante alle persone che da sempre le sono state più vicine.

A dire il vero, poi, salendo sul palco di “Mafie”, m’accorgo che non c’è neppure bisogno di ricordarla perché non c’è persona che sia qui per noi più viva e presente di lei.

Non tocca certo a noi il compito di celebrare le sue qualità di studioso o di uomo di cultura, ma abbiamo questo solo spazio per poter almeno dar sfogo alla nostalgia, alla mancanza ed al vuoto che lei ha lasciato, semplicemente perché è stato – ma ancora è – nostro professore.

Così, le vogliamo dedicare questa settima edizione di “Mafie: legalità e istituzioni” perché pensiamo che, più di ogni lode da parte nostra, avrebbe apprezzato il risultato concreto di tanto lavoro e impegno; avrebbe probabilmente apprezzato che tutta questa “macchina organizzativa” continuasse a funzionare normalmente, così come è sempre esistita grazie al suo sostegno ed alla sua volontà.

Fu proprio lei, anni fa, a non bollare come utopia l’idea di realizzare a Pavia una rassegna annuale sui temi della lotta alle mafie; era lei che non ci prendeva per visionari quando le confidavamo i nostri progetti, talvolta un po’ ambiziosi, ed era lei che, pur sospirando e mandando gli occhi al cielo, era sempre pronto ad ascoltare i nostri problemi, a proteggerci se necessario e a stringerci forte un braccio intorno alle spalle per rinfrancarci nei momenti di sconforto.

È stato ancora lei ad insegnarci a sopportare con dignità il peso delle ingenuità e degli errori commessi, a non scappare di fronte all’assunzione di qualunque tipo di responsabilità.

Ed era sempre lei che non aveva alcuna remora a mostrarci quello sguardo fiero, soddisfatto ed anche un po’ orgoglioso ogni qualvolta si riportasse insieme un successo.

Vogliamo allora parlare di lei stasera perché ci sembra naturale farlo, perché saremmo altrove se non ci fosse stato lei ad avere fiducia e a credere in noi molto più di quanto noi stessi avremmo mai fatto; saremmo altrove, davvero, se non fosse stato lei a renderci più forti, a convincerci pian piano a parlare a voce alta e senza abbassare lo sguardo, a lanciarci sfide che credevamo di non poter superare per metterci alla fine davanti al fatto che invece eravamo riusciti nel nostro intento.

Certo, alle volte bruciavano i suoi solenni rimproveri e spesso era difficile dimostrarsi all’altezza delle sue aspettative, ma con stupore ci siamo accorti di quanto fosse più indulgente lei rispetto a noi di fronte ad eventuali fallimenti, come se in certe occasioni contasse più lo sforzo fatto del risultato raggiunto.

Ci sentivamo coinvolti dalla passione e dalla lealtà che metteva nel suo lavoro, dall’ironia sottile con cui ci stuzzicava in continuazione, dall’umiltà con cui ci chiedeva un parere sul suo operato, anche quando avrebbe potuto benissimo farne a meno.

Forse, parliamo di lei stasera perché non ci rendiamo ancora perfettamente conto che non è più seduto qui a guidarci con qualche cenno del capo, forse perché raccontare qualcosa di lei a chi ci ascolta e anche a chi non ha avuto il privilegio di conoscerla, è un modo per sentirla più vicino.

Parlare di lei ci sembra un modo per tenere sempre viva quell’atmosfera che aveva saputo creare e che ci faceva sentire qui, tra le mura di questa Università, come fossimo a casa.

Con immensa gratitudine,

per il Coordinamento per il Diritto allo Studio e l’Osservatorio Antimafie Pavia,

Anna Dichiarante








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