Qualunque cosa succeda

10 ottobre, 2011  |  RECENSIONI

 

Umberto Ambrosoli,
QUALUNQUE COSA SUCCEDA
Giorgio Ambrosoli oggi nelle parole del figlio
Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi,
pp. 317.
Sironi, Milano 2009

Questo libro nasce dall’umanissimo desiderio di un giovane uomo di far conoscere ai propri figli chi era il nonno. Ma in questo caso il racconto diventa storia, perché il nonno è l’avvocato Giorgio Ambrosoli, il liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona, fatto uccidere dal banchiere perché nonostante le minacce aveva continuato a svolgere il suo lavoro in difesa dei risparmiatori e dello Stato. Anche Umberto oggi ha tre figli, e quasi l’età che aveva suo padre quando gli venne affidato dalla Banca d’Italia quell’importante incarico. Per raccontare chi era il nonno si è sobbarcato la fatica e le emozioni di ricostruire tutta la vicenda, sia sul piano umano e familiare che sul piano storico e giudiziario: ne è venuto fuori un libro di facile ed emozionante lettura, che ha la struttura di un romanzo ma è intessuto di storia e di verità. Inizia con la storia della famiglia, i rapporti con i nonni, la casa delle vacanze, gli atteggiamenti di un padre ricordato come allegro e comprensivo. Umberto racconta ai figli ‘la più bella tra le storie’ che – dice – potrà sembrare triste e ingiustamente dolorosa, ma di cui “sarete certamente orgogliosi di far parte”. La memoria del nonno “è viva per ciò che lui ha fatto, non per il gesto criminale che ha posto termine alla sua vita”. Questo è l’asse portante del libro, questo dice Umberto quando parla agli studenti che lo invitano nelle scuole. Giorgio Ambrosoli è un uomo che “ha creduto talmente nella propria libertà e nel rispetto delle regole che sovrintendono al bene comune da arrivare a sacrificare, perché quel bene fosse salvo, la sua stessa vita”. Le parole del titolo sono prese dalla lettera che Giorgio aveva scritto per la moglie già nel febbraio 1975, poco dopo aver assunto l’incarico, una lettera che rivela la sua consapevolezza che avrebbe pagato ‘a molto caro prezzo’ l’aver potuto “fare politica in nome dello Stato e non per un partito”. La grande stima per Annalori gli fa dire “qualunque cosa succeda, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo”. Aveva ragione.

Il libro non è soltanto per i nipoti di Giorgio, ma per tutti noi. Come un insegnante, l’avv. Umberto ci dà gli elementi utili ad eventuali ulteriori approfondimenti. Ha ripercorso passo passo tutta la vicenda di suo padre, ha letto articoli, visto filmati, consultato nell’Archivio del Tribunale di Milano gli 84 faldoni del processo. Ma soprattutto ha ripercorso la vicenda immedesimandosi negli stati d’animo del padre con l’aiuto sia della di lui agenda sia delle testimonianze degli amici, primo fra tutti Silvio Novembre. Ci descrive con chiarezza il contesto, gli avvenimenti storico-politici ed economici in cui si muovono banchieri, politici, magistrati. Leggendo le carte e le indagini svolte da Gherardo Colombo e Giuliano Turone è riuscito a capire perché le vicende di suo padre abbiano avuto tanta importanza anche nei procedimenti giudiziari contro Giulio Andreotti e Bruno Contrada, e perché le indagini svolte dopo la morte del suo papà abbiano rivelato l’esistenza della loggia massonica P2.

Il panorama storico che Umberto premette ad alcuni capitoli comincia con il 1933, anno di nascita di Giorgio, e arriva fino alla fine degli anni Settanta, insanguinati dalla strategia della tensione, dagli attentati a giornalisti e magistrati, dal sequestro e uccisione di Aldo Moro. Quadri storici sintetici ed efficaci.

Il libro descrive con passione la lotta fra corruttori e onesti, l’opacità e le collusioni di alcuni politici e banchieri, ci fa capire perché anche oggi l’Italia, non avendo mai sconfitto o voluto sconfiggere le mafie e la corruzione, né avendo preso provvedenti risolutivi contro i membri della P2, vive una stagione politica difficile.

L’insegnamento etico di Giorgio rivive nelle parole conclusive di Umberto:

“Il mondo, in una certa misura, va nella direzione in cui noi vogliamo che vada (…). Ciascuno di noi è responsabile per qualche grado di questa direzione, secondo l’inclinazione che attraversa la nostra quotidianità e che possiamo cambiare con le nostre scelte e il nostro agire”. Una riflessione che tutti dobbiamo meditare. (j.g.)

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