Bibliografia ragionata

6 ottobre, 2011  |  LIBRI

Alcuni titoli suggeriti dalla Libreria Torre di Abele di Torino sul tema delle Mafie e non solo

 

Roberto Alajmo, “Cuore di madre”, Mondadori, Milano, 2003 Cosimo Tumminia ripara biciclette nel paese di Calcara, in Sicilia; solo che a Calcara nessuno va in bicicletta. Cosimo, inoltre, ha fama di portare sfortuna e quindi nessuno frequenta il suo negozio. Per questo alcuni delinquenti lo hanno scelto per un singolare accordo: gli lasceranno in casa un bambino rapito, torneranno a riprenderselo e gli daranno una ricompensa. Ma Cosimo non ha fatto i conti con sua madre che lo ama, lo spia, lo controlla.

Niccolò Ammaniti, “Io non ho paura”, Mondadori, Milano, 2005 Nel silenzio della campagna pugliese, in un’estate caldissima, un gruppo di bambini gioca in mezzo ai campi di grano. Uno di loro, Michele, scopre che il male esiste, che è terribilmente reale e ha una faccia peggiore dell’incubo più brutto che un bambino possa immaginare.

 

Nanni Balestrini, “Sandokan. Storia di camorra”, Einaudi, Torino, 2004 In un paesino degradato del Casertano, per sfuggire alla misera vita contadina dei padri, un gruppo di giovani sceglie la scorciatoia della delinquenza. Decisi a non arrestarsi di fronte a nulla, in breve tempo fanno strage dei camorristi rivali e sottomettono tutti i clan della zona, arrivando a creare un impero economico internazionale, più potente e ricco della stessa mafia siciliana. La folgorante ed efferata parabola si conclude con una sanguinosa guerra interna.
Giosuè Calaciura, “Guerra di malacarne”, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 1998 Un assassino e un giudice. Una città in bilico. È il palcoscenico di tradimenti e regolamenti di conti mafiosi, esecuzioni, stragi. Sembra di riconoscere profili noti, le cronache dure dell’attualità, la memoria offesa di Cosa Nostra. Ma non è solo un romanzo sulla mafia: è il teatro della realtà siciliana, crudele come le favole, tra vicoli e mercati, carceri e tribunali, fantasmi, morti risuscitati e vivi in attesa di sepoltura, pentiti che confessano con un linguaggio gonfio e visionario.
Andrea Camilleri, “Romanzi storici e civili”, Mondadori, Milano, 2004 Nove romanzi di ispirazione storica e civile scritti da Andrea Camilleri, quasi tuttiambientati in Sicilia tra fine del Seicento e Ottocento. 131

 

Gianrico Carofiglio, “Ad occhi chiusi”, Sellerio, Palermo, 2003 Una giovane donna vittima di maltrattamenti ha il coraggio di denunciare l’ex compagno suo persecutore: nessun avvocato vuole rappresentarla per timore delle persone potenti implicate. L’avvocato Guerrieri, invece, non riesce a rifiutare le pratiche che non portano né soldi né gloria, ma solo nuovi nemici. La ragazza con un’aura d’inquietudine gli fa scattare una molla che lo spinge ad assumerne la difesa.

 

Matteo Collura, “In Sicilia”, Longanesi, Milano, 2004 Raffinata e selvaggia, cupa e solare, ascetica e pagana. Con tutte le sue contraddizioni, in cui convivono spiritualità e violenza, bellezza sublime e deturpata, ricchezza e miseria, la Sicilia, crocevia della storia, è metafora e specchio dell’Italia intera. Matteo Collura rivisita luoghi, persone, coglie atmosfere lungo un itineario che attraversa la realtà per giungere al mito e viceversa.

 

Vincenzo Consolo, “Lo spasimo di Palermo”, Mondadori, Milano, 1999
Il romanzo di un drammatico bilancio, di una dolorosa e lucida resa dei conti. Il romanzo della Sicilia, dell’Italia – tra Milano e Palermo – degli ultimi cinquant’anni e quello della controstoria dell’Italia letteraria e civile. L’eterno romanzo dei padri e figli: di Gioacchino, lo scrittore protagonista della storia, e suo padre, forse ucciso dai nazisti per causa sua; di Gioacchino e suo figlio, esule a Parigi per ragioni di terrorismo politico. Il romanzo di una amore, tra Gioacchino e Lucia, e il romanzo dell’oblio e della dimenticanza.

 

Giancarlo De Cataldo, “Romanzo criminale”, Einaudi, Torino, 2002 Un’Italia segreta, inquietante in un romanzo dove i protagonisti sono una banda di giovani delinquenti che decide di conquistare Roma, e diventa un esercito quasi invincibile. Politica, servizi segreti, giudici onesti, poliziotti e il più grande bordello della Capitale in un romanzo basato su una minuziosa documentazione.

 

Ornella Della Libera, “Tredici casi per un agente speciale”, Fabbri editori, Milano, 2004 Lettura: da 12 anni Tredici storie dalla cronaca alla pagina scritta: un’agente di polizia impegnata in casi di minori a Napoli racconta le sue esperienze. Nome in codice Blondie: un’agente donna in una città complicata, dove la malavita s’infiltra ovunque, dove bambini e ragazzi sono vittime di violenze ma ne diventano anche i protagonisti, dove stabilire chi è buono e chi è cattivo non è sempre facile. Giuseppe Fava, “Un anno”, Fondazione Giuseppe Fava, Catania, 2004 I curatori Elena e Claudio Fava hanno raccolto gli articoli, i racconti, gli editoriali, i bozzetti seguendo lo stesso ordine che Giuseppe Fava avrebbe dato a questo libro. Dai mafiosi ai palazzi del potere, ma non solo. Oltre a restituirci gli scritti di un giornalista e di un intellettuale dell’importanza di Fava, il libro è anche una fonte per la storia del 1983 in Sicilia.

 

Giuseppe Ferrandino, “Pericle il nero”, Adelphi, Milano, 2002 Un romanzo dal ritmo secco, con un plot che non perde un colpo e i personaggi che hanno uno spessore del tutto ignoto ai cliché imposti dal genere: Pericle, l’uomocane che diventa uomo e acquisisce sicurezza di sé attraverso il rifiuto delle regole del mondo e l’incontro con una strana donna, Nastasia, la polacca finita a lavorare a Pescara in una fabbrica, che se lo porta a casa e se lo porterà, forse, anche più lontano.

 

Antonio Franchini, “L’abusivo”, Marsilio,Venezia, 2001 Giancarlo Siani era un giovane cronista: la sera del 23 ottobre 1985, i killer della camorra lo uccisero sotto casa. Che cosa aveva scoperto? Che cosa aveva scritto di così pericoloso da essere punito con la morte? Siani aveva un contratto come corrispondente da Torre Annunziata per il quotidiano “Il Mattino” di Napoli, ma in realtà lavorava a tempo pieno come giornalista “abusivo” nella speranza di essere assunto.

 

Luigi Garlando, “Per questo mi chiamo Giovanni”, Fabbri editori, Milano, 2004 Lettura: da 10 anni La storia di un bambino di Palermo, a cui il padre per il decimo compleanno regala una giornata speciale attraverso la città per capire come mai è stato scelto per lui il nome Giovanni. Tappa dopo tappa, nel racconto prendono vita i momenti chiave della storia di Giovanni Falcone e il piccolo Giovanni scopre che la mafia è una nemica da combattere subito, a partire dalla scuola e dalle situazioni quotidiane.

 

Silvana La Spina, “La mafia spiegata ai miei figli (e anche ai figli degli altri)”, Bompiani, Milano, 2006 Prendendo spunto da un’esperienza autobiografica, l’autrice mette nero su bianco le parole di un genitore che non vuole che l’unico effetto dell’incontro con la realtà della mafia da parte dei ragazzi sia un sentimento d’impotenza. Inizia così un serrato dialogo con i giovani: l’autrice cerca di smontare in primo luogo il dogma dell’invincibilità della mafia e ne ricostruisce lo sviluppo storico.

 

Carlo Lucarelli, “Misteri d’italia. I casi di blu notte”, Einaudi, Torino, 2002 Un libroindagine sui più inquietanti misteri della nostra storia recente: dal caso Sindona a Calvi o Mattei, da Mauro De Mauro alla Banda della Uno Bianca, dal caso Castellani alla strage di Gioia Tauro. Carlo Lucarelli ripercorre gli eventi che hanno tenuto l’Italia con il fiato sospeso.

 

Giuseppe Marrazzo, ”Il camorrista. Vita segreta di don Raffaele Cutolo”, Tullio Pironti, Napoli, 2005 Documentato sulle testimonianze e le rivelazioni del protagonista, questo libro è quasi un diario del “professore”: racconta i suoi delitti, i suoi traffici, gli amori, le debolezze, le trame oscure legate al clamoroso caso Cirillo, che vide Cutolo nei panni del mediatore fra lo Stato e i terroristi. Camorra, mafia, ‘ndrangheta, uomini di rispetto, gregari e manovali del crimine: una storia esemplare e allucinante, una storia vera.

 

Luisa Mattia, “La scelta”, Sinnos, Roma, 2005 Lettura: da 10 anni Antonio ha quattordici anni e vive in un quartiere periferico di Palermo. La sua vita si divide tra la scuola, quando capita, e la banda capeggiata da Pedro, suo fratello maggiore. Pedro è la persona a cui Antonio vorrebbe assomigliare, ma l’incontro con un puparo e la morte brutale di un amico rimettono in discussione le sue certezze.

 

Beatrice Monroy, “Portella della ginestra. Indice dei nomi proibiti”, Ediesse, Roma, 2005 1° maggio 1947: strage di Portella della Ginestra, trentotto tra morti e feriti. La strage, insieme al massacro di ottanta sindacalisti, segna per quegli anni la fine di ogni speranza. La Sicilia, lasciata alla mafia, ripiomba nella prigionia, nell’abbandono e comincia la grande emigrazione che impoverirà l’isola. Beatrice Monroy, scrittrice di teatro palermitana, tenta di prendere in mano una storia i cui mandanti sono ancora ufficialmente ignoti.

 

Gaetano Savatteri, “Uomini che non si voltano”, Sellerio, Palermo, 2006 Placido, l’idealista; Silvestre, l’arrivista; Aurelio, l’eroe su cui si concentra il dilemma da tragedia classica. Tre amici si ritrovano per indagare su un caso di lettere minatorie. Un romanzo sul nero della politica oggi e dei suoi delitti senza rimorso che appaiono giustificabili per la loro accettata ineluttabilità: un romanzo sulla disperazione della politica moderna.

 

Roberto Saviano, “Gomorra”, Mondadori, Milano, 2006 Un libro che racconta il potere della camorra, la sua affermazione economica e finanziaria, la sua potenza militare e la sua metamorfosi in comitato d’affari. Una narrazionereportage in cui l’autore si mette in gioco in prima persona raccogliendo testimonianze per ricostruire la storia della camorra.

 

Leonardo Sciascia, “Il giorno della civetta”, Adelphi, Milano, 1961 Il capitano dei carabinieri Bellodi è incaricato di indagare sull’omicidio di uno dei soci di una cooperativa edilizia, ucciso perché aveva rifiutato la protezione della mafia. A Roma l’indagine viene osteggiata perché si teme che vengano alla luce le complicità politiche su cui la mafia può contare. Attraverso nuove tracce, il capitano riesce a scoprire i nomi di mandanti ed esecutori, ma durante una breve licenza apprende dai giornali che tutto il suo lavoro è stato vanificato. Bellodi, però, decide di tornare in Sicilia a tutti i costi.

 

Leonardo Sciascia, “Una storia semplice”, Adelphi, Milano, 1989 Un giallo siciliano con sfondo di mafia e droga; eppure mai l’autore si trova costretto a nominare sia l’una che l’altra parola. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un messaggio troncato, con un apparente suicidio. E subito, come se assistessimo alla crescita accelerata di un fiore, la storia si espande, si dilata, si aggroviglia, senza lasciarci neppure l’opportunità di riflettere.

 

Gianfrancesco Turano, “Ragù di capra”, Dario Flaccovio, Palermo, 2005 Il piano di Stefano Airaghi è semplice: truffare la compagnia di assicurazione facendo finta di annegare affondando il proprio yacht. Tutto andrebbe per il meglio se, mentre attende la dichiarazione di morte presunta, non cominciasse a frequentare un gruppo di giovani delinquentelli della zona, e non decidesse di entrare nel giro grosso con una ‘ndrina fondata e comandata da lui. Può un uomo solo, settentrionale, spavaldo e incosciente, sfidare una comunità del sud sorretta da ferree regole malavitose? 135PREMESSA BIBLIOGRAFIARAGIONATA

 

Sebastiano Vassalli, “Il cigno”, Einaudi, Torino, 1996 Palermo 1893. La storia di un delitto di mafia nella Sicilia di ieri diventa lo specchio inquietante di tutte le connessioni tra mafia e politica che continuano a inquinare la vita italiana di oggi: la parabola esemplare dell’onorevole Palizzolo, detto “Il Cigno”, arrivato al potere, simbolo dell’orgoglio isolano, che viene accusato di essere il mandante di un omicidio eccellente.

 

Attilio Veraldi, “La mazzetta”, Avagliano, Roma, 2001 Una Napoli autunnale e cementizia; una catena di morti ammazzati; un intreccio di affari sporchi e di drammi familiari. Attilio Veraldi inventa un’originale figura di detective: un commercialista che si accontenta di aggiustare faccende per gli uomini più potenti della città, e insegue anche lui il miraggio della mazzetta. Un romanzo in cui nessuno è innocente.

 

Attilio Veraldi, “Naso di cane”, Avagliano, Roma, 2003 La storia livida, colorita, martellante, feroce, di quella guapperia perversa che è la camorra industrializzata dei nostri giorni, con il suo bilancio di cadaveri, in una Napoli vasta e agghiacciante, nella quale si aggira come un segugio il commissario Corrado Apicella. Ma in quella triste atmosfera da bassifondi talvolta interviene il momento, tanto più inaspettato quanto più coinvolgente, dell’amore.

 

Martina Zaninelli e Marta Tonin, “Mio padre è un uomo d’onore”, Città aperta, Enna, 2006 Lettura: da 6 annni La storia racconta di un bambino rimasto orfano perché suo padre non ha voluto cedere un appezzamento di terreno a un boss mafioso che voleva trasformarlo in una discarica. Da quel momento, il bambino si chiude in un silenzio assoluto che gli vale l’appellativo di “Mutomonnezza”. Una storia come tante, in Sicilia, se non fosse per il fatto che il bambino, rimasto solo, finisce con l’essere adottato dallo stesso boss che ha ucciso i suoi genitori.

 

Saverio Lodato e Roberto Scarpinato, “Il ritorno del principe”, Chiare Lettere, Milano, 2008 In politica qualsiasi mezzo è lecito. C’è un braccio armato della mafia e poi c’è la borghesia mafiosa e presentabile che frequenta i salotti buoni. Il potere è lo stesso, la mano è la stessa. Il libro racconta il fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato. Ma che decide. Un intreccio tra mafia, corruzione e stragismo per comprendere pagine importante del passato per decifrare il presente e il futuro.

 

Gigi Di Fiore, “L’impero. Traffici, storie e segreti dei casalesi”, Rizzoli, Milano, 2008 Una ricostruzione storica attraverso un vero e proprio racconto dei dell’impero dei casalesi, una realtà criminale che ha superato i confini della cronaca nera per diventare un vero e proprio cancro sociale. Un volume ricco di documenti, atti giudiziari, un dettagliatissimo indice delle fonti, ordine cronologico dei fatti narrati di una guerra che dura da 25 anni e non ancora conclusa.

 

Marcello Cozzi, “Quando la mafia non esiste. Malaffare e affari della mala in Basilicata”, Ega Editore, Torino, 2008 Basilicata “isola felice”. Al riparo di questo luogo comune poteva accadere di tutto, perché nessuno se ne accorgeva , oppure non voleva vedere. Marcello Cozzi ci dice cosa è accaduto, perché è accaduto all’ombra di questa isola felice. Le dense pagine del libro ci raccontano le tante vite spente in agguati, regolamenti di conti, omicidi efferati e ci descrive come in Basilicata i mafiosi si interessano in tanti settori dell’economia.

 

Gabriele Del Grande, “Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel mediterraneo”, Infinito Editore, Roma, 2007 Un grande reportage racconta le vittime dell’immigrazione clandestina, nel grande cimitero chiamato Mediterraneo. Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo. Il suo è un grido d’allarme su una tragedia negata che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili di due spnde del Mare di Mezzo.

 

Francesco Forgione,“Mafia Export”, Baldini & Castoldi, Milano, 2009 Quasi ogni giorno, giornali e tv danno notizia di operazioni antimafia con arresti in diversi Paesi. Brevi servizi che non lasciano traccia nell’opinione pubblica, assuefatta e indifferente. In fondo, si pensa, sono storie che non toccano la nostra vita. Eppure, se si raccontasse che dietro queste operazioni c’è una realtà in cui narcotrafficanti della ‘ndrangheta movimentano tonnellate di cocaina dal Sud America e comprano mercantili come fossero auto usate; che mafiosi condannati in Italia e ricercati vivono come imprenditori “coccolati” in Sudafrica; che la
camorra ha creato una multinazionale del falso di marchi prestigiosi con filiali in tutto il mondo; che in Germania il traffico di droga degli ultimi vent’anni è passato per le pizzerie calabresi; che la Spagna è terra di conquista per i boss nostrani, che ne cementificano le coste e le usano come approdi per le loro partite di droga. Di fronte a questo scenario in cui il fatturato annuo di ‘ndrangheta, Cosa Nostra e camorra, circa 130 miliardi di euro, è superiore al Pil di tre piccoli Stati europei, e quasi il 10% della popolazione attiva nel Mezzogiorno lavora nell’ “industria mafiosa” si resta sgomenti. Qual è il confine fra economia pulita e criminale? Di cosa parliamo quando ci riferiamo alle mafie italiane nel mondo? E fin dove sono arrivate? A tali interrogativi, Francesco Forgione risponde raccontando i principali progetti di “colonizzazione” economica mafiosa, chi li ha portati avanti e come sono andati a finire.

 

Daniele Poto, “La Mafia nel pallone”, Ega Editore, Torino, 2010 Scommesse, partite truccate, presidenti boss, riciclaggio di soldi, le mani sul calcio minore le voci del nuovo affare targato criminalità. “Le mafie nel pallone” curato da Daniele Poto, edito dal gruppo Abele, è una disamina precisa e puntuale degli interessi malavitosi che ruotano dentro e fuori il mondo dei football italiano. Dalla Lombardia al Lazio, abbracciando la Campania, la Basilicata, la Calabria, toccando la Puglia, con sospetti in Abruzzo e con un radicamento profondo in Sicilia. E con il nord Italia che appare non immune da questa onda di illegalità calcistica. Nella spartizione della torta c’è dentro tutto il gotha della mafia, dai Lo Piccolo ai Casalesi, dai Mallardo ai Pelle, dai Misso alla cosca dei Pesce a quella dei Santapaola. Oggi i clan guardano al mondo del calcio, controllano il calcio scommesse, condizionano le partite, usano questo sport per cementare legami della politica, riciclando soldi.

 

Daniele Bianchessi, “Teatro Civile”, Edizioni Ambiente, Milano, 2010 Sono molti gli ospiti coinvolti in questo libro che ha per oggetto il teatro civile: Marco Paolini, Paolo Rossi, Ascanio Celestini, Marco Baliani, Giulio Cavalli, Renato Sarti, Roberta Biagiarelli, Sergio Ferrentino, Ulderico Pesce, Raja Marazzini, Patricia Zanco, Alessandro Langiu, Elena Guerrini, Saverio Tommasi, Gang, Modena City Ramblers, Cisco, Yo Yo Mundi, Gaetano Liguori, Giorgio Diritti, Marco Rovelli, Alessio Lega, Francesco Gherardi, Paolo Trotti, Marta Galli, e centinaia di cantastorie italiani. Daniele Biacchessi torna nei luoghi della memoria italiana, narra storie del passato e del presente: dalla diga del Vajont al Petrolchimico di Marghera, dall’Ilva di Taranto alle discariche abusive, passando
per le fabbriche italiane e argentine e il teatro ecologico. E ancora le guerre in Iraq, Somalia, Cecenia, Bosnia, Afghanistan, Medio Oriente. Infine la Resistenza, gli alpini morti sul Don, l’assedio di Leningrado, fino alle pagine più oscure della storia contemporanea come le stragi di Piazza Fontana a Milano e alla stazione di Bologna, la morte di Pino Pinelli, il caso Moro, Ustica, Moby Prince, Linate, gli omicidi di mafia e le cosche al Nord. Nella convinzione che, come dice l’autore, «qualunque spettacolo è teatro civile».

 

Antonino Caponnetto, “Io non tacerò”, a cura di Maria Grimaldi, Melampo, Milano, 2010 Era un galantuomo, Antonino Caponnetto. Fatto all’apparenza di cartavelina, eppure sempre in prima linea nella lotta alla mafia. Nei suoi ultimi, intensi dieci anni, dall’uccisione dei suoi “figli, fratelli, amici”, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino al 2002, il giudice Caponnetto ha smentito l’idea secondo cui vi sia un’età per andare in pensione dall’impegno civile. E ha attraversato il nostro Paese in maniera capillare e ragionata. In mille scuole e in cento piazze ha insegnato la Costituzione italiana, l’etica della responsabilità, ha parlato di educazione alla legalità, di solidarietà, di pace, di diritti, ha raccontato un’idea di informazione libera e di giustizia possibile. I discorsi, le lezioni, gli scritti e le interviste sono ora qui raccolti e da essi traspare un pensiero rigoroso, colto, impermeabile a qualsiasi compromesso o comoda prudenza. In questo libro sta l’eredità di un grande testimone civile e di un instancabile custode di memoria.

 

Gian Carlo Caselli, Oscar Luigi Scalfaro, “Di sana e robusta costituzione”, ADD Editore, Torino, 2010 Piero Calamandrei diceva che per cercare i luoghi in cui è nata la Costituzione bisogna andare sulle montagne in cui caddero i partigiani, nelle carceri in cui furono imprigionati e nei campi dove furono impiccati: ovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità di un popolo, lì devono andare i giovani perché lì è nata la nostra Costituzione. Parole forti, che mai come oggi suonano sconosciute proprio a quei giovani che della vita democratica sono linfa vitale e che invece vivono sempre più lontani da quei luoghi del pensiero e dell’azione che i costituenti trasformarono in un grandioso inno alla convivenza civile e alla vita democratica. La Costituzione è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. In vigore dal 1° gennaio 1948 la Costituzione non è un atto politico e non è lo strumento di una parte contro l’altra, ma un terreno di confronto pensato e strutturato per adeguarsi alle trasformazioni del paese. Oscar Luigi Scàlfaro
e Gian Carlo Caselli si confrontano sull’attualità della carta costituzionale, sul suo stato di salute e sulla necessità di una rivalutazione e di una vera presa di coscienza del suo ruolo centrale nella vita democratica dell’Italia. Completa il libro la pubblicazione integrale della Costituzione della Repubblica Italiana.

 

Rosaria Capacchione, “L’oro della camorra”, Bur Rizzoli, Milano, 2008 In questo librodocumento, la giornalista Rosaria Capacchione svela come i boss casalesi sono diventati ricchi e potenti manager che influenzano e controllano l’economia di tutta la Penisola, da Casal di Principe al centro di Milano. Non più e non solo vendette efferate, morti ammazzati per strada, faide di paese: il nuovo volto della criminalità organizzata campana, la nuova forma del potere mafioso, ha il colore dei soldi, si radica nei corridoi di palazzo, si nasconde e prolifera dietro cifre a molti zeri e l’anonimato delle operazioni finanziarie. Nella ricostruzione di Rosaria Capacchione, che è cresciuta a fianco della camorra e che dal 13 marzo 2008 vive sotto scorta, la scalata di una potenza sotterranea capace di muovere centinaia di migliaia di euro in contanti e tirare i fili di settori chiave dell’economia italiana

 

Peppe Ruggiero, “L’ultimacena.Atavolaconiboss”, Edizioni Ambiente, Milano, 2010 Nessuno l’ha invitata, ma entra ogni giorno nelle nostre case, si siede alle nostre tavole, «speculando su ciò che abbiamo di più necessario, ciò di cui nessuno può fare a meno», come spiega Luigi Ciotti nella prefazione di questo libro: «Il cibo». La criminalità organizzata raccontata da Peppe Ruggiero non è quella degli omicidi, dei sequestri, della droga, degli appalti. Ma è forse ancora più inquietante: affonda le radici in uno dei settori economici e culturali italiani d’eccellenza – del quale ha ormai il controllo – lo vampirizza, lo intossica, lo inquina. Le inchieste della Direzione distrettuale antimafia e le testimonianze inedite raccolte rivelano dettagli agghiaccianti, che minacciano ogni genere alimentare: dalla pasta alla frutta, dalla carne ai datteri, tutto può essere “taroccato” per generare maggior profitto. E dove non basta la sofisticazione alimentare più bieca, arriva comunque il “pizzo”, l’imposizione di un marchio, la diffusione a macchia d’olio di un prodotto. Il cosiddetto “menù della camorra”, dall’antipasto al dessert, è gentilmente offerto dai boss di casa nostra. E se qualcuno ha in mente di consolarsi al bar con ’a tazzulella ’e caffè, sappia che rischia di pagarla direttamente alla criminalità organizzata. Magari insieme a una giocata di videopoker. Non esistono vie d’uscita? In realtà ci sono sempre altri mondi possibili, come dimostra il progetto Libera Terra: cooperative sociali che producono cibo genuino sulle terre confiscate alle mafie.

Un antipasto di legalità. Tanto per cominciare.








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